Grande Notturno a Gargonza

poema di suoni, segni e luci colorate

per tre pianoforti

tape computer music, raggio laser computerizzato, multivision, proiettori di luce colorata, notazioni di fatti sonori

1982

Registrazione live della prima esecuzione

Castello di Gargonza, 18-19 settembre 1982

durata 68’20”

cover grande nott_Layout 1

Pianisti

Daniele Lombardi

Stefano Fiuzzi

Riccardo Risaliti

tape computer music realizzata con il sistema TAU 2 TAUMUS in collaborazione con Pietro Grossi presso il CNUCE di Pisa

durata 68’20”

 

Quest’opera si potrebbe anche chiamare: allegoria della stratificazione

Paul Klee

 

-Oh! la terra – mormorai nella notte – è un calice profumato che ha per pistillo e per stami la luna e le stelle.

Aloysius Bertrand

 

Cade la sera e storie menzognere

nel giardino esse narrano alla notte

che non senza disdegno scioglie loro

le chiome nere

Guillaume Apollinaire

 

La prima volta che Roberto Guicciardini mi ha fatto visitare Gargonza, lo scorso inverno, ho pensato alla notte in un antico borgo medioevale, condizione che fa venire in mente un liquido in sospensione dove il silenzio si immerge nell’oscurità. Silenzio ed oscurità sono come l’afasia del tempo già trascorso. Da questo è nata l’idea di un GRANDE NOTTURNO A GARGONZA, poema di suoni, segni e luci colorate, che scaturisce da sollecitazioni uditive e visive ricevute in questo così particolare ambiente, per costituirsi come opera da realizzare nello stesso spazio, quasi come una restituzione all’antica Gargonza di valenze vitali, immediatamente futuribili, al di là, dell’immota afasia della sua notte. L’inizio avviene mentre sta lentamente calando l’oscurità della sera, nella caratteristica condizione di luce senza ombre leonardesca. Un lento preludio, BAGLIORI, viene diffuso dagli altoparlanti; si tratta di un trio originariamente composto per tre violoncelli, realizzato poi da Pietro Grossi con il computer a Pisa, presso il CNUCE (sistema TAU2 – TAUMUS).

Riporto la didascalia di BAGLIORI:

Scendendo nell’orto ho passato la mano lentamente sulla ringhiera di legno corroso. Sensazione di tempo trascorso. Fascia sonora in continua metamorfosi. Un accordo di tre suoni avviluppati tra loro come le fibre del legno. Al termine di questo brano introduttivo (8’20”), nell’oscurità ulteriormente progredita inizia la parte principale del GRANDE NOTTURNO, una composizione di un’ora per tre pianoforti e nastro magnetico dal titolo RETICOLO. Disposti nelle tre zone prefissate del borgo, i tre pianisti attaccano simultaneamente e ognuno suonerà la sua parte indipendentemente dagli altri, col suo tempo naturale ma rispettando fedelmente l’indicazione di scorrimento in secondi e minuti primi, determinando una parziale simultaneità. Ogni pianoforte dista dagli altri due più di venticinque metri in linea d’aria e questo assicura, insieme alla quasi simultaneità dei tre tempi naturali dei diversi pianisti un effetto eco e inusitate giustapposizioni. Questa parte pianistica potrà essere anche suonata da un singolo pianista in concerto col titolo GRANDE NOTTURNO A GARGONZA (ASSOLO) o da tre pianisti in concerto (TRIO) e in questo caso i tre pianoforti devono essere collocati a grande distanza tra loro, almeno di quindici metri. Sull’attacco dei pianoforti parte il nastro magnetico anch’esso realizzato con Pietro Grossi e basato su strutture ritmiche randomizzate nelle quali sono previsti ranges più o meno densi. In un mio precedente lavoro, CARILLON DE VOTRE FAUST, avevo sperimentato delle timbriche derivanti dall’assemblaggio di cinque pianoforti e in questo nastro abbiamo tentato di far simulare al computer un mastodontico assemblaggio di ventidue pianoforti che suonano poliritmicamente secondo le modalità che prima indicavo. Il raggio laser, posto sulla torre, esegue un suo programma il cui svolgimento cinetico è realizzato da un altro computer e la superficie di proiezione utile è quella dei tetti e di tutti i livelli orizzontali del borgo sottostante. I livelli verticali delle facciate delle case, dei muri e della vegetazione sono parzialmente utilizzati invece come schermi per il programma dei due proiettori di diapositive, che consiste nella citazione di elementi visivi da me fotografati nel borgo, viticci secchi della pergola e frammenti di reticolati in porzioni delle mura perimetrali. Contemporaneamente al laser e al dia/programma, tre proiettori di luce colorata entrano in funzione nei punti prefissati e la parte visiva del poema è completata da partiture grafiche Notazioni di fatti sonori che l’esecutore ricrea nella propria immaginazione, enormi eliografie (venti metri di lunghezza – alte cm. 36) appoggiate sul terreno in alcuni percorsi e illuminate incidentalmente dal raggio laser. il notturno finisce esattamente dopo 68’20” dall’inizio e il borgo torna alla sua oscurità.

(D. L.)

Firenze 5 Maggio 1982

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