Le son des ténèbres

per pianoforte preparato e amplificato
2006

LE SON 1

Dev’essere capitato a tutti i pianisti, prima o poi, di addentrarsi nella meccanica e di passare le dita sulla superficie di feltro dei martelletti di un vecchio pianoforte, e di sfiorare i segni delle corde a lungo colpite. È come se nello spazio infinitesimale di quest’orma vivesse l’impronta della vibrazione sonora, come se vi si trovasse il suo luogo invisibile, e nella sensibilità di chi suona il fascino di questa causa si sovrappone alla misteriosa attrazione dell’effetto sonoro ascoltato. In qualche modo la dinamica della produzione sonora è analoga a quella della tecnica dell’incisione, dove le due parti, la lastra e il foglio, si uniscono una sola volta e lo spazio infinitesimale del colore resta per sempre a segnare l’attimo del contatto avvenuto.
Per un pianista l’incontro con l’opera incisoria di Roberto Ciaccio è d’irresistibile fascino, perché rende evidente questa pellicola di colore nella sua matericità, cosa che accade analogamente in musica quando, con la stessa oggettiva circospezione, l’esecuzione pianistica fa partecipare il pianista nella sua immaginazione al continuo reiterato contatto delle materie del feltro del martelletto e delle corde di metallo.
Nel 1714 François Couperin consegnava alla storia le Trois Leçons des ténebrès du mercredi saint, sintetizzando le opposte tendenze di un pensiero compositivo francese, fatto di verticalità, grandezza, fantasia ed eleganza e quello italiano, teso alla simmetria, alla polifonia e al cromatismo, come rilevava Norbert Dufourcq. Il gioco di parole tra “Leçons” e “Le Son” rimanda a quel capolavoro e a quello spirito analitico, e al tempo stesso bizzarro, che caratterizzò la figura di Couperin, compositore oggi rarissimamente eseguito, ma figura centrale della storia della musica agli inizi del settecento.
La composizione per pianoforte Le son des ténèbres è scaturita dunque quasi di getto dalla contemplazione della lunga serie delle omonime textures di Roberto Ciaccio. Inizia con un semplice e breve grumo sonoro, una inventio, e si sviluppa, con la struttura della passacaglia una reiterazione che slitta costantemente in microvariazioni, a volte conseguenti e a volte sorprendenti, tutte tendenti ad una crescente complessità. L’evolversi della composizione porta a una fase centrale, nella quale la materia è come se fosse avvicinata fino alla perdita dei contorni, per un’immersione nella suggestione dello spessore sonoro, come se si osservasse da un punto di vista che vi entra quasi in contatto.
La sezione successiva di quest’opera rende evidente una struttura a specchio, riproponendo tutta la prima parte come un palindromo, in un processo di semplificazione che riporta al grumo iniziale e immette in una coda che si discosta ulteriormente, compenetrando brevi interventi accordali e uno spunto melodico lineare.
Le son des ténèbres allude poi alla metafora dell’unione delle due parti anche nella sua struttura, costituendo un analogo sonoro del lungo ciclo di lastre e di fogli stampati, un work in progress di microvariazioni cromatiche che presuppone la possibilità di svegliare ad una percezione più acuta, ad un nuovo porsi davanti a superfici asemantiche, un cageano “happy new eyes/ears”. Nella parte centrale della composizione questa modalità si fa ancora più evidente, come se i suoni evocassero la possibilità di entrare nella pellicola del colore con un elastico muoversi dentro.
Lo spazio impalpabile come un suono.
Chi non ha mai sentito la pulsione di avvicinarsi il più possibile ad un dipinto che lo affascinava, in un museo dove inesorabilmente si mette a suonare il segnale d’allarme?
D. L.

Lombardi 058 copia

 

 

 

(in preparazione)