Minotaurus 2

per pianoforte preparato e amplificato
1998

registrazione live

Daniele Lombardi, pianoforte

Festival Pontino

Castello di Sermoneta, 1 giugno 2000

registrazione Synthagma Musicum, Ing. del suono Antonio Cenciarelli

durata 12’43”

 

 

Daniele Lombardi
MINOTAURUS
per pianoforte preparato e amplificato, live electronics, danzatore e video
Minotaurus I e II
lo strazio sta nel farsi uomo di quel toro, nell’incavo delle giovani spalle, i muscoli delle fresche braccia – e quella grossa testa pesante di bestia, il mite giovane disperato muggito del pianoforte preparato, il pianoforte soffocato, il suono incatenato del pianoforte preparato e la voce di sibilla incomprensibile nelle tedesche parole di Durrenmatt
lo strazio sta in quella testa poderosa e coperta di pelame, il grosso collo la torsione verso l’alto, è il Minotauro cieco di Picasso, ma se è cieco come può vedere se stesso nel labirinto di specchi, il Sé che non può riconoscere, il Sé che lo spaventa: fino alla morte e a quel foulard di velo rosso sangue che sapevamo che ci aspettava alla fine della danza del Mostro, l’uomo toro.
oh Daniele, la voce recitante di Minotaurus I, la voce la voce, fonès, voci della Grecia e da Creta e da Teseo, quella voce e il singulto del Minotauro che cerca una via di fuga, ma il labirinto ha la forma del nostro cervello, daniele, -quei meandri in formalina che custodiscono il Mostro dai quali non c’è scappatoia, no escape – e dietro, Jack Nicholson con l’ascia e lo sguardo dello scrittore impazzito, nel labirinto sempreverde dell’alloro sepolto dalla neve immobile della montagna “
…lui danzò la gioia di averla trovata, lei danzò la sua paura di essere stata trovata, lui danzò la sua liberazione, lei danzò il suo destino, lui danzò la sua smania, lei danzò la sua curiosità, lui danzò il suo addossarsi, lei danzò la sua ripulsa, lui danzò il suo penetrare, lei danzò il suo avvinghiare…”
…ma il labirinto non è quello di Dedalo, il labirinto sono specchi, è Luna Park all’aperto volgere del sole e della luna. Ma il labirinto è danza, il danzatore è snello e leggerissimo con l’incavo delle spalle dove nascono le giovani forti braccia, e la pesantezza delle grossa testa intenerisce e spaura, mentre agile disegna un labirinto fugge uno specchio trasalisce vedendo il Mostro che lo assale, l’Altro gli infiniti altri che sono lui stesso – e geme il pianoforte preparato e la Voce ormai perduta, la Voce che si allontana nella memoria, nella nebbia, la Voce che racconta la sua già scritta storia…
il Minotauro con la sua grossa dolente testa pesante, è Teseo che l’uccide, è il suo destino che Arianna sdipani danzando il rosso filo che lo salva, e abbandonarla poi sulle rive del sonno, Arianna: la sempre-amata, la sempre-muta. Amati come ti amo, Arianna – dice Teseo invece del più semplice Amami come ti amo, riconosciti, dice, nel ritratto di te che ti porgo… La sempre-muta. E geme il mostro nel labirinto il suo mugghio, il suo ululato il suo urlo il suo muggito. Ecco – disse lei – siediti lì, anzi in piedi, sotto la statua nel giardino del museo, al sole di Antibes, il “Minotaure” aprì le porte ai viaggi di Provenza e d’Africa, più indietro, fermo così – fatto! Ma il sacro non sopporta la foto – che sarà per sempre sovraesposta, bianca, inguardabile, incandescente.
“il minotauro sognò di essere un uomo. Sognò un linguaggio, sognò fratellanza, sognò sicurezza, sognò amore, vicinanza, calore, e contemporaneamente seppe, sognando, di essere un anormale cui non sarebbe mai stato concesso un linguaggio, mai fratellanza, mai amicizia, mai amore, mai vicinanza, mai calore, sognò come gli esseri umani sognano degli dèi, con tristezza d’uomo l’uomo, con tristezza d’animale il minotauro.”

 Laura Barile

5 aprile 2002

Minotaurus115 Pier Paolo Koss

 

 

(in preparazione)