Silvio Mix

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Silvio Mix (cognome d’arte di De Re), è stato un geniale e precoce autodidatta che a soli diciannove anni dirigeva le sue composizioni nel teatro della Pergola a Firenze, improvvisava a due pianoforti con Felice Boghen, noto concertista e compositore. A ventisette anni morì diabetico, ma anche denutrito (tempi duri anche allora per i giovani compositori), durante un viaggio in treno da Parigi a Firenze. Il suo balletto Cocktail, la musica di scena per L’angoscia delle macchine di Ruggero Vasari e le sue pagine pianistiche come il Profilo Sintetico Musicale di F.T. Marinetti indicano un eccezionale talento.

Nato a Trieste il 30 dicembre 1900 (il padre si chiamava Riccardo Micks, di origine ungherese, la madre Erminia De Re), alla vigilia della prima guerra mondiale si trasferì a Firenze con la famiglia. La sorella Stella, in una lettera che ne annunciava la prematura morte all’amico Guglielmo Barblan, così descriveva la sua formazione:

Era stato sempre un ribelle – da piccino non reggeva a scuola perché capiva subito ciò che agli altri voleva mezz’ora. Poi contro le regole delle buone famiglie, adorò le macchine e faceva il meccanico per suo uso e inventò motociclette, motori a scoppio e tante cose (aveva 13 anni). Poi girò il mondo di quà e di là, col genio della musica in embrione che già gli ardeva internamente. E d’improvviso, senza maestri né scuole, scrisse e diresse musica per i mutilati di Del Croix…

A Firenze, Mix cominciò a partecipare alle serate futuriste che venivano a volte organizzate al Salone Materazzi in via Martelli, da Botto in via Cavour o alla prima Galleria Permanente Futurista che l’editore Ferrante Gonnelli aveva aperto.

Scrisse e diresse l’Introduzione Sinfonica all’opera Sardanapalo nell’aprile del 1919 al Teatro della Pergola, e nello stesso anno, in dicembre, si ripresentò nuovamente alla Pergola con l’Intermesso sinfonico del Metàdramma “Astrale” op.32/2. Qualche anno più tardi scriverà sul giornale L’Impero una serie di articoli riassumendo il suo intervento al Congresso Futurista del 1924, nel quale teorizzava il Metadrama Sinfonico. Alcuni spunti di questi scritti appaiono di estremo interesse, come ad esempio questi passaggi da Verso le nuove forme dell’arte musicale:

Non è bastato che i più moderni ed audaci compositori abbiano tentato di rinnovellare, sollevandolo a nuove altezze, il drama lirico tradizionale detto comunemente “opera”, le possibilità del quale sono pressoché esaurite. Il drama lirico o melodrama regge assai male al tempo nostro, non rispondendo più alla nuova sensibilità formatasi a poco a poco nell’incessante progresso della vita che ci avvolge. Nell’opra tradizionale manca anzitutto la sintesi: bisogna invece riconoscere che la rapidità, per esempio dei mezzi di comunicazione del pensiero raggiunta oggi esige pure una rapidità parallela nell’opera d’arte che deve provocare in noi delle sensazioni.

… Riporto qui ciò che ho scritto circa le nuove conquiste di quest’arte. Alla distruzione della quadratura tradizionale e la conquista dell’enarmonia proclamata da F.Balilla Pratella e alla importante ralizzazione del rumore musicalizzato compiuta da Luigi Russolo, ho aggiunto e sperimentato la sovrapposizione ritmico-pluritonale (considerando l’accordo come generatore di armonici e superarmonici) che va dall’armonia regolare fino al suono indeterminabile, valorizzando anche i frammenti di tono (policromatismo).

Non si tratta qui della cosiddetta atonalità (che non esiste né in Italia né altrove – se si considera questa parola nel senso di mancanza di tonalità - poiché anche un insieme di rumori musicalizzati tende a spostarsi in un dato senso), ma di politonalità, cioè tonalità sovrapposte (contrappunto d’armonie).

In realtà questo è lo spostamento delle parole in libertà marinettiane nell’arte dei suoni; ho potuto così realizzare praticamente una cosa non certo impossibile ma dalla quale siamo ancora molto lontani: l’improvvisazione orchestrale trasmessa esattamente da un nucleo creatore alle singole sorgenti sonore (voci, strumenti tradizionali, intonarumori, rumori ecc.). È chiaro che tenendo per base questa assoluta libertà d’espressione, il compositore potrà render completamente qualsiasi idea musicale, pur mantenendo, anzi accentuando maggiormente la sua personalità ed ampliando la sua sensibilità.

 

Nel 1921 scrive, insieme con Franco Casavola, le musiche per gli spettacoli del Teatro della Sorpresa di Francesco Cangiullo.

Nel 1924 compose il balletto Psicologia delle macchine e Bianco e Rosso. Sono del 1926 le musiche di scena di L’angoscia delle macchine, dramma di Ruggero Vasari che doveva essere presentato a Parigi, al Théàtre Art et Action, e per gli spettacoli della pantomima futurista, sempre a Parigi, al Théàtre de la Madeleine, ma che fu all’ultimo momento sostutito non si sa perché con musiche di Edouard Autant. Compose anche le musiche per il balletto Cocktail di Marinetti e quelle per L’estasi di Santa Teresa di Vittorio Orazi.

Scrisse brani pianistici che tentavano una trasposizione sonora di quadri di Antonio Marasco e di Enrico Prampolini, ed altre pagine pianistiche tra le quali il Profilo Sintetico Musicale di Filippo Tommaso Marinetti e Omaggio a Stravinsky.

Compose un Quartetto in tre movimenti: Preludio, Notturno e Scherzo, una Sinfonia per il romanzo di Marinetti Mafarka il futurista, una Sinfonia umana e fantastica ed alcuni Inni, come quello delle Corporazioni, o quello Imperiale.

Di ritorno da Parigi, dove viveva da molti mesi non in buone condizioni di salute, Mix morì a Gallarate nel 1927, lasciando un notevole numero di composizioni molte delle quali fino ad oggi mai più eseguite.

silvio mix-  caricatura di Antonio Marasco
Silvio Mix, caricatura di Antonio Marasco