Alexandr Mossolov

big_mosolov Alexandr Mossolov nasce a Kiev nel 1900. In una lettera del 21 settembre 1928 indirizzata a Diaghilev Prokof’ev scriveva: «Tra i giovani compositori sovietici ti ho parlato di Shostakovich, Mossolov e Popov, che con il loro talento chiaramente si distinguono dal livello di tutti gli altri». Fino a qualche anno fa Mossolov è stato considerato solo in quanto autore della breve pagina orchestrale “Zavod (Fonderie d’acciaio)”, raro esempio di composizione futurista per orchestra, ma già a metà degli anni Venti Belijaev, uno dei critici più significativi di quegli anni, a proposito delle sue musiche scriveva: «Sono significative dal punto di vista artistico. […] La sua musica è caratterizzata in altissima misura dallo psicologismo, ossia da una penetrazione delle vicissitudini psichiche spesso piuttosto le più dolorose che le altre […] la capacità di entrare nella dimensione notturna, nella musica della notte, notturno della città e la sua tragedia contemporanea, la tragedia della solitudine e la tragedia della fantasia e della realtà». Un giornalista si scagliò contro queste affermazioni, argomentando che nell’Unione Sovietica, a soli pochi anni dalla rivoluzione, in un paese animato da una forte tensione collettiva, la “tragedia della solitudine” di Mossolov significava incapacità di vivere la realtà, di fondersi nella collettività. Questo forte attacco esprimeva l’idea che l’apporto sociale di Mossolov al patrimonio artistico determinava la mancanza di fiducia, la beffa, l’irrisione di valori, un umore funebre. In seguito alle forti critiche e alle difficoltà che ne seguirono, nel 1932 fu costretto a mandare una lettera a Stalin nella quale chiedeva che gli fossero concesse maggiori possibilità di lavoro. Nel 1936, preso a pretesto un banale scandalo in luogo pubblico provocato da un suo stato di ubriachezza, fu radiato dall’Associazione dei Compositori. Dopo un viaggio a Ashabad nel Turkmenistan, per approfondire i rapporti con la musica popolare di quel luogo e concordare un “Canto Turkmeno a Stalin”, oggi disperso, nel 1937 fu arrestato e condannato a otto anni di campo di lavoro, quindi inviato a Volsky, dove fortunatamente rimase solo pochi mesi, venendogli commutata la pena in cinque anni di allentamento da Mosca, Leningrado e Kiev. “Zavod” intanto aveva raggiunto una notorietà internazionale e nel 1932 venne eseguito a Roma da Bernardino Molinari. Le sue “Sonate” per pianoforte (di cui una gli fu distrutta come condanna), sono un fondamentale anello di congiunzione tra il pianismo di Scriabin e quello di Prokof’ev, tra le pagine più importanti della letteratura pianistica russa del periodo.